Venezuela, processo al leader della destra

 

 Geraldina Colotti, 23.7.2014 “Il Manifesto”

Caracas. Leopoldo Lopez accusato delle violenze di piazza

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Venezuela, Leopoldo Lopez si consegna alla polizia

 © Reuters

 

È ini­ziato ieri a Cara­cas il pro­cesso a Leo­poldo Lopez, diri­gente dell’opposizione oltran­zi­sta vene­zue­lana. Il lea­der di Volun­tad Popu­lar (Vp) rischia fino a 10 anni di car­cere qua­lora fosse rite­nuto col­pe­vole di isti­ga­zione alle vio­lenze e delitti cor­re­lati: reati com­messi durante le dure e pro­lun­gate pro­te­ste con­tro il governo che hanno pro­vo­cato 43 morti e 878 feriti. Lopez è dete­nuto nel car­cere mili­tare di Ramo Verde dal 18 feb­braio, un paio di set­ti­mane dopo l’avvio delle proteste.

Le mani­fe­sta­zioni, gli incendi e le deva­sta­zioni sono comin­ciate in rispo­sta alla cam­pa­gna lan­ciata dalle destre anti­go­ver­na­tive, capi­ta­nate da Lopez, Maria Corina Machado e Anto­nio Lede­zma, e deno­mi­nata «la salida»: la cac­ciata del pre­si­dente socia­li­sta Nico­las Maduro.
Il 12 feb­braio, una mani­fe­sta­zione indetta dall’opposizione con quella con­se­gna ter­mina con vio­lenti scon­tri. Il bilan­cio è di tre morti. Nel pieno di una bat­ta­glia media­tica dai risvolti inter­na­zio­nali, la magi­stra­tura emette allora un man­dato di cat­tura con­tro il lea­der di Vp, che decide di con­se­gnarsi in una piazza di Cara­cas attor­niato dai suoi soste­ni­tori. Ad aprile, nel pieno delle pro­te­ste, il governo con­voca un tavolo di dia­logo con la media­zione del Vati­cano e della Una­sur. Il car­tello di oppo­si­zione — la Mesa de la uni­dad demo­cra­tica (Mud) — accetta, ma abban­dona le discus­sioni il 13 maggio.

Nel corso degli incon­tri, tor­nano a galla le pro­fonde dif­fe­renze e i mai sopiti dis­sidi che attra­ver­sano la Mud: un’alleanza che rac­co­glie i due par­titi che hanno gover­nato nella IV Repub­blica (centro-destra e centro-sinistra), l’estrema destra filoa­tlan­ti­sta e per­sino fra­stor­nati rima­su­gli di ex guer­ri­glieri. Vp e gli altri lea­der d’accordo con «la salida» diser­tano il tavolo e con­ti­nuano a sof­fiare sulle piazze. I morti aumen­tano. Anche i com­mer­cianti dei quar­tieri agiati comin­ciano a non poterne più delle gua­rim­bas (bar­ri­cate di chiodi, cemento e spaz­za­tura data alle fiamme bloc­cate dal fil di ferro): tan­to­più che a lasciarci le penne, sgoz­zate dal fil di ferro teso sulle strade, sono spesso per­sone qua­lun­que, di rien­tro a casa.

Il governo afferma di aver messo sotto chiave Lopez per pro­teg­gerlo dalle trame dei suoi fratelli-coltelli. Qual­che giorno dopo, il segre­ta­rio ese­cu­tivo della Mud, Ramon José Medina, dichiara pub­bli­ca­mente che Lopez «ha inven­tato il piano» per farsi arre­stare. L’interessato ribatte che la coa­li­zione deve «adat­tarsi a una nuova tappa»: quella del colpo di mano, pre­pa­rato da una cam­pa­gna di discre­dito del governo presso gli orga­ni­smi inter­na­zio­nali con l’obiettivo di otte­nere san­zioni. La moglie di Lopez, Lilian Tin­tori, mili­tante di Vp, si fa rice­vere dalle destre euro­pei, dagli alti rap­pre­sen­tanti Usa e chiede udienza anche al papa Bergoglio.

Machado perde la carica da depu­tata per aver accet­tato il ruolo di «rap­pre­sen­tante sup­plente» offer­tale dal Panama all’Organizzazione degli stati ame­ri­cani (Osa). Suc­ces­si­va­mente viene con­vo­cata dalla magi­stra­tura con l’accusa di essere il per­so­nag­gio chiave in un piano desta­bi­liz­zante di finan­zieri, poli­tici e diplo­ma­tici nor­da­me­ri­cani. Nes­suna accusa viene però for­ma­liz­zata con­tro di lei. La Pro­cu­ra­trice gene­rale, Luisa Ortega, incon­tra Amne­sty inter­na­tio­nal a cui mostra i fasci­coli sulle vio­lenze di piazza: restano in car­cere 87 per­sone, solo 4 sono stu­denti
Intanto, men­tre Tin­tori denun­cia le dure con­di­zioni di deten­zione del marito, cir­cola una foto su twit­ter in cui lo si vede suo­nare «el cua­tro» in com­pa­gnia di altri dete­nuti che bevono: si tratta dei due sin­daci oltran­zi­sti, Enzo Sca­rano e Daniel Cebal­los, desti­tuiti dopo essere stati fil­mati a gui­dare gli scontri.

Intanto, grossi pezzi della Mud, come il par­tito Accion Demo­cra­tica (il centro-sinistra della IV repub­blica), con­ti­nuano a pren­dere le distanze dalla «salida», pur man­te­nendo accesa la pole­mica sul temi del paese: a par­tire dalle scelte eco­no­mi­che. La Mud ritiene fal­li­men­tare il modello eco­no­mico basato sul con­trollo di stato delle grandi imprese e sulla ridi­stri­bu­zione delle risorse petro­li­fere a favore delle classi popo­lari. E preme per il ritorno alle poli­ti­che neo­li­be­ri­ste. Maduro denun­cia la «guerra eco­no­mica» e il sabo­tag­gio dei poteri forti, e raf­forza le alleanze con i paesi socia­li­sti del blocco regio­nale. Dopo il ver­tice dei Brics, in Bra­sile, il Vene­zuela ha con­cluso altri accordi con la Cina, che le ha rin­no­vato il cre­dito: e che diventa il suo secondo part­ner com­mer­ciale, dopo gli Usa.

Sabato ini­zia il terzo con­gresso del Par­tito socia­li­sta unito (Psuv), che durerà fino al 31. Dome­nica si sono svolte le ele­zioni dei dele­gati: il numero degli iscritti è in calo, dicono da oppo­ste sponde sia la Mud che l’estrema sini­stra cha­vi­sta, che preme per un rin­no­va­mento di linea più radi­cale. Intanto, il governo ha annun­ciato che, per appro­fon­dire il modello di stato comu­nale, alle «comu­nas» verrà con­sen­tito di gestire diret­ta­mente le pro­prie finanze. E intanto con­ti­nua il mas­sic­cio piano di edi­li­zia popo­lare. Hanno rice­vuto un’abitazione (acces­so­riata) anche le fami­glie che ave­vano occu­pato la famosa Torre David, un grat­ta­cielo desti­nato a essere un cen­tro com­mer­ciale, lasciato in sospeso da alcuni finan­zieri fug­giti all’estero.